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Questioni giuridiche

3 commenti

Con la nuova finanziaria sarà introdotta la possibilità, anche in Italia, di intraprendere azioni legali collettive da parte di gruppi di consumatori.
La chiamano Class Action come le cause collettive dei paesi anglosassoni. Però è un po’ diversa, come descrive bene uno del settore, ovvero il buon vecchio Reo Confesso, e persino, in termini generali, Wikipedia.
In particolare Reo fa notare il differente tipo di legislatura fra paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, dove il diritto è molto basato sulle pronunciazioni precedenti, e quello italiano. Mi trovo in accordo con lui e quel che dice è oggettivo e lineare, specialmente sul fatto che un privato dovrebbe necessariamente far ricorso ad associazioni di consumatori per portare in tribunale la causa, come dice il passo del DDL:

(La legittimità ad agire è) Riservata alle associazioni di consumatori iscritte alla CNCU, alle associazioni professionali ed alle camere di commercio.

Mi permetto di aggiungere però che questo DDL ha alcuni vantaggi:
1. si è fatto un primo passo e si potrà contrastare lo strapotere economico di grandi aziende in casi come quelli del noto produttore di latte, del noto produttore di pelati (intesi come pomodori) e delle cambiali sudamericane, che finora hanno consentito i citati in giudizio di utilizzare la tecnica del divide et impera.
2. si potrà alleggerire il carico dei tribunali, perché invece di 1000 cause si potrà avere una sola causa da 1000 persone.
3. le 1000 persone di cui sopra, invece di spendere 4000 leuri ciascheduna per l’avvocato, magari ne spendono 100.

Per concludere, la legge è perfettibile, ma almeno ora c’è!

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Autore: Il Gigante

Grande. Molto grande. Informatico per lavoro, cazzaro per vocazione, gigante per natura.

3 thoughts on “Questioni giuridiche

  1. Ahimé, dinanzi al noto lattaio o al noto pomodoraio, ai noti magnIati del credito o ai noti immobiliaristi del quartierino, temo non ci sia nulla da fare. E non perché la class action non funzioni, ma perché i possibili risarcimenti stanno già tutti blindati alle Caiman. Poi, certo, io spendo solo 100 euro e non 10.000 per veder condannare Tanzi a restituirmi tutto. Solo che non lo potrò mai recuperare. Non ne vedo l’utilità pratica.

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  2. Saremo circondati anche noi da gente a cui, dopo aver fumato per quarant’anni le MS, è venuto un cancro ai polmoni e decide per questo di denunciare la casa produttrice?Lamaga

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  3. Quer pasticciaccio brutto della Class Action all’Italiana In un recente scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo, avevo stigmatizzato il formulato, poi approvato per errore al Senato, sull’istituzione della class action che pone una riserva quasi esclusiva alle associazioni appartenenti al CNCU. In poche parole si tradisce lo spirito originario della class action americana che dovrebbe, per i successi che ha ottenuto, essere il modello di riferimento, un modello diffuso sul territorio. Con la class action all’italiana si rischia di creare un sistema ”controllato e diretto” dal Ministro dello Sviluppo Economico, che, per legge (art. 136 del Codice del Consumo), presiede il CNCU. Le imprese non dovrebbero essere preoccupate più di tanto, salvo che il ministro di turno, alzandosi male una mattina, non decida di convocare le associazioni per invitarle, magari con la promessa di qualche finanziamento, a ”colpire un’azienda per educarne cento”. E’ evidente che i contributi potrebbero essere erogati anche per la ragione opposta! A fronte di tale scenario, le difese “corporative” del provvedimento da parte di Federconsumatori, sembrano surreali come il sostegno, a spada tratta, di Adiconsum e Adusbef, Essendo tutte associazioni appartenenti al CNCU e, guarda caso, strenue paladine dell’indennizzo diretto, comprendiamo benissimo la volontà di sostenere quello che è per loro una specie di ”asso piglia tutto”, come peraltro espresso con alcuni comunicati dall’ADUC (qui, qui e qui) , una associazione fuori dal coro.

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